Una madre e i suoi due bambini piccoli leggono insieme un libro di fiabe luminoso su un divano accogliente al crepuscolo, con un orsetto di peluche, un acquario vuoto e una tazza di caffè in un'atmosfera calda e intima.
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Aiuto, come glielo spiego? Usare le storie per i momenti difficili (senza impazzire)

Anna

Anna

Scrittrice del blog e mamma di due splendidi bimbi

30 giu 20263 min di lettura
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Dimenticate i manuali sulla perfezione: ecco come affrontare i temi difficili con i bambini usando il potere delle storie (e sopravvivere per raccontarlo).


Siamo onesti: avete presente quelle pubblicità dove la mamma spiega con calma serafica al figlio che il pesciolino rosso è andato in un "posto migliore"? Ecco, a casa mia non è andata così. Quando è successo a noi, ero così impreparata che ho quasi cercato di convincere mio figlio di otto anni che il pesciolino stava solo facendo un pisolino molto, molto lungo. 🤦‍♀️

Poi ho guardato mia figlia di tre anni e ho capito che non potevo continuare a improvvisare. La verità è che spiegare la morte, il divorzio o una malattia spaventa noi genitori tanto quanto i bambini. Ci sentiamo goffi, abbiamo paura di "rompere" la loro innocenza e, diciamocelo, vorremmo solo scappare sotto il piumone.

Ma ho scoperto un segreto che mi ha salvato la pelle (e la sanità mentale): non dobbiamo essere noi a trovare le parole perfette. Esiste lo "scudo della narrazione". Usare un libro o una storia permette ai bambini di affrontare il mostro attraverso un personaggio, mantenendo una distanza di sicurezza emotiva.

Come dice il Dr. Dan Siegel nel suo approccio "Dare un nome per dominare" (Name it to Tame it), identificare un'emozione attraverso un racconto aiuta il cervello a calmarsi. Se lo fa l'orsetto della storia, il mio bambino di otto anni può elaborarlo senza sentirsi sopraffatto. E la piccola di tre? Lei capisce i colori e i gesti, non i trattati di filosofia! 🎨

A volte piangiamo insieme mentre leggiamo. Ed è giusto così. In Italia siamo cresciuti con il mito della nonna che tutto sa e tutto risolve, ma la trasparenza moderna ci insegna che non dobbiamo avere tutte le risposte. Dobbiamo solo esserci, con un buon libro in mano e un po' di spazio sul divano.

Se vi sentite nel caos più totale e non sapete da dove iniziare, ecco qualche trucco che ho imparato tra un pianto e un caffè (freddo, ovviamente):

  1. La tecnica dell'attesa: Non forzate la discussione. Lasciate un libro sull'argomento sul comodino o sul tappeto dei giochi e aspettate che siano loro a sfogliarlo. Funziona sempre!
  2. Il pupazzo portavoce: Se l'argomento è troppo pesante, fate parlare un peluche. I bambini aprono il cuore molto più facilmente a un coniglietto di pezza che a un genitore ansioso. 🐰
  3. Scegliete storie oneste: Evitate i cliché zuccherosi. Libri come quelli di Todd Parr sulla perdita o storie che parlano di case diverse dopo una separazione sono oro colato.
  4. Usate la tecnologia a vostro favore: Quando sono in viaggio o a pezzi, mi affido a strumenti digitali che offrono storie pensate proprio per queste fasi delicate.

A proposito di strumenti che salvano la vita, avete mai provato ReadFluffy? È un'applicazione fantastica che aiuta noi genitori a trovare le storie giuste per ogni momento, anche quelli più difficili. È come avere una biblioteca magica in tasca che sa esattamente cosa dire quando noi abbiamo finito le parole.

Essere genitori "imperfetti" significa anche ammettere che non sappiamo tutto. Ma con una bella storia tra le mani, il mondo fa un po' meno paura. Coraggio, ce la possiamo fare! 💖

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