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La piccola Ema e i peluche Barnaby e Pip tra le nuvole.

Ema e la Scuola dei Sogni

Scopri la magia di "Ema e la Scuola dei Sogni", un delicata favola sull'apprendimento e il coraggio. Accompagna Ema e i suoi amici peluche in un viaggio fantastico tra pianeti di zucchero filato per scoprire che sognare è la lezione più bella di tutte.

📚Apprendimento🌙Della buonanotte
7 min di lettura810 parole6+ anni

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C’era una volta, proprio all’ora del tramonto, una bambina di nome Ema. Ema non era una bambina come tutte le altre; portava degli occhiali di metallo sottile che le scivolavano sempre sulla punta del naso e indossava un maglione giallo senape così grande e morbido che sembrava un abbraccio fatto di lana. Quando fuori il cielo passava dall’arancione al blu velluto, e le ombre si facevano lunghe, la sua cameretta non restava mai solo una stanza con un letto e un armadio. No, per nulla! Con un colpo di polso e un allegro «Clic!», la luce diventava soffusa e la sua camera si trasformava nella più prestigiosa Aula Magistrale dei Sogni.

E chi erano gli studenti? Beh, erano tutti lì, seduti dritti sul tappeto, con le orecchie tese (più o meno) e i nasi di plastica lucidi. C’era Barnaby the Bear, un orsetto di peluche un po’ imbranato e molto cauto, e Pip the Penguin, che aveva sempre la testa tra le nuvole… o meglio, tra le stelle. Ema si sistemò gli occhiali, prese il suo Gessetto Luminoso Invisibile e disegnò un cerchio nell’aria. «Attenzione, classe!» esclamò con un sorriso contagioso. «Oggi impareremo la lezione più importante di tutte: come cavalcare i sogni fino ai pianeti di zucchero filato. Avete allacciato le cinture di sicurezza dell’immaginazione?»

«Uff…» sbuffò Barnaby the Bear, facendo oscillare le sue zampette imbottite. «Ma Ema, e se cado? E se le nuvole sono scivolose?» Ema si inginocchiò accanto a lui, le maniche del maglione che coprivano quasi del tutto le sue mani. «Caro Barnaby, le nuvole di zucchero sono fatte di morbidezza pura. Shhh, senti questo rumore? Mmm-puf! È il suono che fa il tuo cuore quando capisce che volare è solo un altro modo di respirare.» E proprio in quel momento, con un magico «Whoosh!», il pavimento della stanza cominciò a brillare come se fosse fatto di polvere di stelle. Le pareti svanirono e il gruppo si ritrovò a galleggiare nel Flusso di Seta dei Sogni, una corrente azzurra che profumava di lavanda e biscotti appena sfornati.

Ma attenzione! Sapete cosa successe dopo? Mentre stavano navigando dolcemente, una nebbia grigia e appiccicosa iniziò a circondarli. Era la Nebbia del Malumore, quella che ti fa venire voglia di scalciare sotto le coperte e dire «Non voglio dormire!». Pip the Penguin iniziò a distrarsi, cercando di acchiappare i Pesci-Luccichio che nuotavano nel vuoto, mentre Barnaby si raggomitolò a palla, tremando un pochino. «È troppo buio!» piagnucolò l’orsetto. La nebbia diventava sempre più fitta, minacciando di trasformare il viaggio in una notte agitata.

Ema non si perse d’animo. Sapeva che un insegnante di sogni deve sempre avere un piano. «Classe, a rapporto! È il momento della Manovra del Respiro Lento!» disse con voce calma e melodiosa. «Inspirate il profumo delle stelle… uno, due, tre… ed espirate tutte le preoccupazioni… fffuuuuuu.» Lo fecero tutti insieme: Ema, Barnaby e persino il piccolo Pip. E poi, Ema usò il segreto più potente di tutti: l’Innesco della Risatina. Iniziò a fare il solletico a Barnaby proprio sotto l’ascella di peluche. «Ti-hi-hi!» ridacchiò l’orso. Quella risata fece un rumore simile a un campanellino d’argento: «Din-lin!». E sapete una cosa? La Nebbia del Malumore odia le risate. Al suono di quel divertimento, la nebbia si sciolse come neve al sole, lasciando spazio a un cielo limpido e scintillante.

«Guardate!» gridò Pip, indicando l’orizzonte. Davanti a loro apparvero le rive rosa e spumose della Luna di Zucchero Filato. Con un balzo leggero — Šup! — Ema guidò i suoi studenti giù dal Flusso di Seta. Atterrarono proprio sulla superficie del pianeta. Mmm-puf! Era così soffice che si sprofondava fino alle ginocchia in una nuvola dolce che sapeva di fragola. I Guardiani-Marshmallow, piccole creature tonde e rimbalzanti, uscirono a salutarli agitando le mani bianche. Ema si aggiustò di nuovo gli occhiali, felice: Barnaby non aveva più paura e Pip stava finalmente osservando le costellazioni con attenzione, imparando i nomi delle stelle.

Ema spiegò ai suoi peluche che imparare a sognare è come imparare a leggere: ci vuole un po' di coraggio, tanta curiosità e un maglione caldo per sentirsi al sicuro. «Vedi, Barnaby?» sussurrò Ema, mentre si sdraiavano tutti insieme su un prato di zucchero filato rosa. «Il buio non è un posto vuoto. È solo lo spazio dove piantiamo i nostri sogni più belli.» Gli occhi di Ema, color nocciola e oro, iniziarono a farsi pesanti. La lezione era finita, e i voti erano ottimi per tutti.

Insieme, la maestra e i suoi alunni chiusero gli occhi, lasciandosi cullare dal ritmo lento del pianeta dolce. La cameretta era tornata al suo posto, silenziosa e protetta, con la luna che spiava dalla finestra. E fu così che, tra un respiro leggero e un ultimo pensiero felice, tutto finì proprio nel modo giusto: con un sonno profondo, una mente piena di meraviglie e il cuore pronto per una nuova, luminosa mattina. Buonanotte, piccoli sognatori.

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